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Da Roma a Ferrara: il viaggio prosegue PDF Stampa E-mail
Turismo Equestre - Equiraduno Nazionale 2011
Giovedì 19 Maggio 2011 19:00

Giunta ieri a Pontevertiana (Sarteano), in provincia di Siena, la tratta partita da Roma il 14 maggio 2011. Il gruppo di cavalieri, capitanati dall'ing. Triossi, storico fondatore della Federazione, sta affrontando il viaggio di oltre due settimane che lo porterà alla città di Ferrara, per unirsi ai festeggiamenti dell'Equiraduno nazionale 2011.

L'ing. Triossi è coadiuvato nella percorrenze e nella tracciatura da M. T., guida federale e, a dire dell'ingegnere, "uno dei migliori turisti equestri d'Italia". Altro prezioso cavaliere presente nel viaggio è Ottavio Sbragia, giovane promessa del turismo equestre di alto livello.

Il gruppo è atteso a Ferrara il 2 giugno. Da domani li attende l'attraversamento della catena appenninica, percorso di sicuro impegno per la resistenza richiesta a cavalli e cavalieri e per la ricerca del tracciato migliore.

I cavalieri procedono da soli, senza mezzi d'appoggio, portando con se tutta l'attrezzatura e l'abbigliamento necessario per i 20 giorni di viaggio. Un tragitto compiuto quindi come una volta, come facevano i viaggiatori e i pellegrini che un tempo risalivano l'Italia. 
Il Km totali saranno circa 650, in una impresa rimarchevole, degna del miglior spirito della Federazione.

L'ingegnere, in una breve intervista telefonica, ci racconta di aver sinora trovato una sincera e calorosa accoglienza nei paesi in cui è giunto. Una difficoltà è stata al contrario l'aver trovato chiuse molte strade e parecchi sentieri, cosa che ha comportato frequenti cambi di percorso e revisioni della tracciatura inizialmente programmata.

Per coloro che sono nuovi a questo genere di imprese, ecco alcune note che permetteranno di comprendere cosa l'ing. Triossi e suoi stanno compiendo.
Il gruppo parte da una località con l'obiettivo di raggiungerne un'altra distante - in questo caso - 650 km. Essi si procurano le carte militari di tutto il percorso, le carte GPS - alternativa moderna spesso utile - altre carte che possono essere funzionali. Inizia, prima di partire, una fase di studio delle carte che può durare molti giorni, dove a un tavolo si verificano tutti i possibili percorsi che - a quel momento - essi avranno visto solo sulle cartine. 
Prima della partenza i cavalli vengono allenati e si predispongono i bagagli, con tutte le attrezzature necessarie, sia per il cavaliere che per il cavallo. Ad esempio, sarà necessario che essi· portino tutta l'attrezzatura per ferrare il cavallo, medicine e farmaci veterinari, bende, coperte, impermeabili. Il viaggio proseguirà infatti anche sotto la pioggia!
Il gruppo deve essere composto da pochi esperti, in grado di essere completamente autosufficienti e che devono avere due comprovate capacità: saper gestire il proprio cavallo - che dovrà sostenere un lavoro prolungato - e saper interpretare le carte e la natura. Quello che devono saper fare è "la guida", figura che la Federazione riconosce con specifici brevetti già da quarant’anni e che deve essere in grado di attraversare in sicurezza terreni non conosciuti con il solo ausilio delle carte e dell'esperienza. 
A questo punto il gruppo parte: i cavalieri procedono nella campagna sempre al passo, percorrendo ogni giorno dai 30 ai 40 chilometri. Il percorso che era stato supposto viene visto per la prima volta dalla sella del proprio cavallo e solo a quel punto si scoprirà se è realmente percorribile o se, a seguito ad esempio di una frana o della vegetazione abbandonata, si è chiuso. Sarà necessario a questo punto trovare in breve una alternativa.
I cavalieri controllano periodicamente i ferri, e se uno di essi non è ben fissato ne tirano i chiodi, se si stacca lo riattaccano o lo sostituiscono con un'altro. Essi tengono sott'occhio anche il metabolismo e la salute del proprio cavallo, primo interesse e prima cura di ogni buon cavaliere. Basti dire che la pratica classica insegna che quando fa freddo, prima si deve proteggere il cavallo sudato da colpi d'aria, solo dopo il cavaliere si preoccuperà di coprire se stesso. E i nostri amici, Triossi, T. e Sbragia, stanno molto attenti a tutti questi particolari.

Per un cavaliere infatti, nell'accezione antica del termine, il cavallo era oltre che un amico il mezzo di trasporto: la cura dell'animale quindi veniva prima di tutto. L'alternativa sarebbe stata essere costretti ad andare a piedi...

L'esperienza richiesta per questo genere di impresa è molta, ma l'ing. Triossi, che ricordiamo ha poco più di ottant'anni ed è un fondatore della Federazione, ne ha più che a sufficienza!

Attendiamo quindi il gruppo a Ferrara e rinnoviamo nel frattempo i nostri più sinceri auguri di buona fortuna!

 

Emilio A. Lodigiani

Uff. Stampa Emilia Romagna

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